di FEDERICO USAI –
VITERBO – “ L’aumento delle tariffe dell’acqua approvato dall’assemblea dei Sindaci, attraverso il voto “societario” svincolato e non subordinato ad alcuna forma di sistema democratico, rappresenta il fallimento dell’attuale gestione del servizio idrico. “Inizia così la nota del comitato ‘’Non ce la beviamo’’ data questa mattina nel corso di una conferenza stampa che vedeva come oggetto principale la Talete , gli aumenti sulle tariffe e la gestione che da privata, per tutti, dovrebbe essere pubblica.
Non è accettabile, è stato detto, il distacco del contatore alle persone anziane ed anche a malati oncologici che ritardano i pagamenti delle bollette, per il comitato “ l’acqua è un diritto inalienabile non è un privilegio per nessuno”.
Per il comitato erano presenti , Francesco Lombardo e Paola Celletti con Bengasi Battisti e il consigliere comunale del M5S Massimo Erbetti.
Una delle richieste principali emerse durante la conferenza è stata la chiarezza da parte dei sindaci che hanno approvato, durante l’incontro Ato del 30 dicembre del 2019, l’aumento del costo delle bollette del 9 per cento annuo fino al 2023 con un aumento complessivo del 45 per cento.
Per molti del comitato, con in testa Bengasi Battista , portavoce nazionale enti locali per l’acqua pubblica, il passo da compiere dovrebbe essere quello della revoca dell’aumento delle tariffe e dare il via alla gestione pubblica dell’acqua attraverso i consorzi, della stessa idea Francesco Lombardo che ha anche evidenziato come si stia sempre di più assistendo ad un veloce processo di privatizzazione, cosa che non accade in altri paesi europei ed anche italiani, ne è esempio la città di Agrigento.
L’obiettivo principale è dunque il ritorno ad una gestione pubblica con costi accettabili e non sempre più esosi.
E’ stata anche ricordata, per l’ennesima volta, l’approvazione all’unanimità alla Regione Lazio della legge 5 del 2014, una legge che però non è stata ancora applicata ed è tenuta molto in disparte.
Dalle dichiarazioni è emerso che sembra tutto una questione politica che frena gli interessi della gente non volendo affatto che la gestione sia pubblica.
Per il comitato è indispensabile una gestione pubblica su base idrografica attraverso i consorzi, i sindaci devono revocare il provvedimento che aumenta le tariffe e adottare la ripubblicizzazione dell’acqua mettendo fine alla gestione Talete, utilizzando così la tanto bistrattata e mai presa in considerazione legge regionale 5 del 2014.
Paola Celletti, rappresentante del comitato, ha affermato che ci dovrebbe essere presto un incontro con Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, per discutere di questi problemi che il presidente della Provincia Pietro Nocchi dovrebbe anch’egli fare, ascoltando i punti di vista dei vari comitati locali e provinciali.
Intanto il comitato “ Non ce la beviamo “ ha annunciato che sono già calendarizzate diverse assemblee pubbliche partendo da Civita Castellana il 18 gennaio, per proseguire poi in tutta la provincia, perché sono molti i comitati che vogliono la revoca del provvedimento del 30 dicembre 2019.
Per Massimo Erbetti, consigliere comunale del M5S, c’è stata nella votazione del documento di approvazione del 30 dicembre scorso, per l’aumento del 45% negli anni 2019-2023, una mancanza di chiarezza da parte dei sindaci che non si sono resi conto di quello che hanno votato. E in merito al finanziamento di 40 milioni della società Arera, i fondi servono solo a tamponare i debiti pregressi.
La situazione quindi non è tranquilla e tutti nel comitato continuano ad avere un sogno: la gestione pubblica che forse, se la politica lo permetterà, sarà possibile in un futuro. Ma solo quando la politica lo permetterà….
