di FEDERICO USAI –
VITERBO – In Italia esiste una vera e propria venerazione per Sant’Antonio Abate (da non confondere con Antonio patrono di Padova): basta passare in rassegna le decine di eventi organizzati in suo onore il 17 gennaio, data della sua morte, dalla Lombardia fino alla Sicilia. Eppure leggendo qualche cenno della sua biografia si scopre che il santo non ha alcun legame con il nostro Paese: Antonio fu un eremita egiziano, vissuto nel IV secolo dopo Cristo, cui si deve l’inizio del cosiddetto “monachesimo cristiano”, ovvero della scelta di passare la vita in solitudine per ricercare una comunione più intensa con Dio.
Evidentemente bastò questo “primato” per diffondere il culto in tutta Europa e in Italia in particolare. In occasione di Sant’Antonio Abate vengono preparati i classici “ focaroni” pile di legna accatastate nelle piazze colme di persone che attendono la benedizione del parroco del paese per poi ammirare il grande falò di legna acceso dai fuochisti dell’organizzazione della festa.
Nella Tuscia famoso è il “focarone” di Sant’ Antonio di Bagnaia e altrettanto conosciuto è quello de La Quercia dove da più di settanta anni viene svolto il 16 gennaio. Le prime volte il “ focarone “ a La Quercia era acceso nella piccola piazzetta vicino alla fontanella, dove ora sorge un’edicola di giornali, i giovani raccoglievano la legna in giro nelle strade e nelle case dove tutti avevano un camino ed era un piccolo fuoco in onore di S.Antonio Abate.
Oggi nel 2020, Domenico Leonzi , 85 anni, è la persona più anziana del gruppo organizzativo è la storia, ovvero colui che ancora ricorda gli anni passati ed ha l’incarico di accendere il fuoco composto da una novantina di quintali di legna, lo scorso anno è stato invece di circa 400 quintali .
Da venti anni a questa parte il “ focarone “ a La Quercia viene acceso nella piazza antistante la Basilica ed è un “ fuoco domestico “, come è stato definito da uno degli organizzatori, un fuoco che non vuole entrare in competizione con gli altri delle frazioni vicine, che vedeva prima l’organizzazione da parte della Polisportiva, poi della Pro Loco e ultimamente da organizzazioni spontanee tra gli abitanti del luogo.
Quest’anno c’è stato un cambio di forze che ha visto l’entrata di nuove realtà con una componente sarda che ha preparato tutto avvalendosi anche dell’esperienza degli organizzatori precedenti .
Questa sera dopo la benedizione del parroco de La Quercia, Don Massimiliano, alla presenza del sindaco di Viterbo, Giovanni Arena e dell’assessore Enrico Maria Contardo, è iniziata l’attesa per l’accensione del “ focarone “ poi è cominciata l’attività per lo stand gastronomico ed in molti si sono messi in fila per assaggiare i vari panini con porchetta, salcicce e pecora arrosto, con una semplice offerta si è potuto gustare di tutto, fagioli con le cotiche, formaggio sardo e pancetta compresi. Sembra che questa sera siano stati circa trecento i fortunati che, dopo aver assistito all’accensione del fuoco, hanno potuto assaporare le prelibatezze preparate.
La differenza tra il fuoco “domestico” de La Quercia e il “ focarone” di Bagnaia è notevole visto la tradizione che si perde nel tempo, invece quello de La Quercia è il simbolo della “ memoria “ che deve continuare negli anni.
Grande, alla fine della serata, è stata la soddisfazione del gruppo sardo degli organizzatori con Eugenio Deiana in testa e con Fiorenzo Buzzi per la parte organizzativa de La Quercia.
In piazza erano presenti per salvaguardare la sicurezza della manifestazione la Polizia Municipale, la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana.
































